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POLIS Working Papers - Working paper n. 31

Trasformazioni della politica. Contributi al seminario di Teoria politica

september 2002


Abstract

Premessa:
Le pagine seguenti contengono alcuni degli interventi presentati nel ciclo di seminari di Teoria politica che si sono tenuti presso la Facoltà di Scienze politiche di Alessandria negli a. a. 1999-2000, 2000-2001 e 2001-2002 e che sono stati coordinati prima da Silvano Belligni e poi da Maurilio Guasco. Comune denominatore di questi incontri è stato l'interesse per le trasformazioni della politica e delle sue categorie nell'età contemporanea, dalla "crisi dello Stato" alla formazione dell'Unione Europea ai cambiamenti della scena internazionale che hanno indotto taluni a rilanciare la parola d'ordine della "fine della storia". Questi temi sono stati affrontati privilegiando una prospettiva pluridisciplinare e utilizzando la diversità di competenze - storiche, politologiche, economiche, sociologiche, giuridiche e filosofiche - non solo dei colleghi del Dipartimento interessati alla discussione e al confronto, ma anche di esperti esterni. Proprio in segno di ringraziamento per quanti hanno accettato di collaborare a un'esperienza che per molti - studenti e docenti - è stata significativa intellettualmente, oltre che piacevole umanamente, e per lasciare un ricordo tangibile di questo lavoro comune, abbiamo deciso di pubblicare nella serie dei Working papers di Teoria politica i contributi che, nel momento in cui questo ciclo si è concluso, avevano raggiunto il maggior grado di compiutezza e di formalizzazione, costituendo una tappa significativa di riflessione nel lavoro di ricerca degli autori.

Abstract:
Nel contributo di Silvano Belligni la "crisi dello Stato nazionale" è letta attraverso le vicende della scienza politica nel Novecento, dal mutamento di paradigma nell'interpretazione del fenomeno del potere introdotto dalla sociologia marxista e weberiana, al successo dei modelli "pluralistici" della political science e alla "rivoluzione" comportamentista degli anni '50, alle più recenti riabilitazioni del concetto di stato provenienti dai diversi approcci "neo-statalisti", per interrogarsi infine sul destino dello stato come "cosa" e come concetto nell'epoca della globalizzazione.
La prospettiva di Guido Ortona è invece quella della teoria dei giochi applicata alla questione dell'insorgenza dello stato e delle istituzioni, alla valutazione dell'efficienza delle diverse forme di stato, così come alle loro trasformazioni, nell'ottica di verificare la compatibilità eventualmente accertabile fra concezioni deterministiche dell'agire sociale e l'assunto della libertà individuale che sta alla base delle teorie della scelta razionale.
Sulle trasformazioni della politica Pasquale Pasquino si interroga mettendo a fuoco un'apparente "anomalia" delle democrazie contemporanee: l'introduzione al livello della costituzione di organi non elettivi come le corti costituzionali, le banche centrali e le autorità amministrative indipendenti, che sono sottratti al principio elettivo e a quello della responsabilità democratica. La presenza di queste autorità non elettive in regimi di tipo democratico pone il problema di spiegare non solo quale sia la loro funzione e per quali ragioni siano state introdotte nei nostri sistemi costituzionali, ma anche e soprattutto se siano compatibili con la legittimità di tipo democratico.
Michel Senellart segue le tracce di una riflessione sull'Europa nel pensiero di Michel Foucault, tracce che affiorano non tanto nelle opere più note, quanto nelle interviste su questioni di attualità politica, che consentono di scorgere la denuncia di una CEE costruita sull'oblio della divisione dell'Europa, e in un corso al Collège de France del 1978, dove la questione dell'Europa emerge nella ricostruzione storica della "gouvernementalité", mostrando chiaramente il rifiuto di un'immagine pacificata dello spazio europeo, erede di antagonismi millenari.
Francesco Ingravalle analizza le filosofie regressive della storia mostrando come, pur in presenza di una struttura formale omogenea, quella della decadenza, ciò che distingue le varianti moderne e contemporanee del pensiero della regressione da quelle antiche è soprattutto il bersaglio polemico costituito dalla democrazia e dal socialismo in quanto tendenze sociali; a loro volta le teorie moderne divergono fra loro nel momento di individuare i fattori causali del processo degenerativo: dalla mescolanza delle razze (De Gobineau), alla diffusione del cristianesimo (Nietzsche), fino alla naturalità della decadenza delle culture (Spengler) e alla "regressione delle caste" (Evola).

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Monthly online jounal "POLIS Working Papers" - Registration n.591, 12/05/2006 - Tribunale di Alessandria
ISSN: 2038-7296


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