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POLIS Working Papers - Working paper n. 165

Il pensiero di Roberto Michels sull'oligarchia, la classe politica e il capo carismatico. Dal Corso di sociologia politica (1927) ai Nuovi studi sulla classe politica (1936)

may 2010


Abstract

In un intervento destinato a sviluppare il tema della critica di Gramsci alla sociologia michelsiana del partito1, dal quale per collegamento storico e logico-contenutistico il presente contributo prende le mosse facendo esso parte di una sistematica Michelsforschung, scrivevo che a partire dalla sua riscoperta negli anni cinquanta-sessanta2 si sa bene che Michels – sulle orme di quella che lui stesso amava definire la “scuola mosco-paretiana”3 – si qualificò come uno dei più acuti osservatori elitisti della crisi oligarchica novecentesca della forma-partito in regime di democrazia. La principale tesi michelsiana – che diede luogo alla enunciazione della nota "legge ferrea dell'oligarchia" -, facendo tesoro della distinzione moschiana tra governanti e governati e dei suggerimenti avuti da Weber sul problema della burocrazia, s'incentrò sull'ineluttabile spaccatura tra masse e capi, tra dirigenti e diretti, che prelude nella ricostruzione michelsiana alla degenerazione burocratico-oligarchica del partito democratico e socialista-democratico. Questa tesi fu applicata non solo all'analisi specifica del partito in regime politico democratico, ma fu adottata anche per la critica della teoria dell'organizzazione del partito politico e generalizzata a ogni tipo di partito, anche in regimi socialista e comunista, trovando oppositori tra i teorici socialdemocratici nella Seconda Internazionale prima della Grande guerra, e soprattutto dopo, nella Zwischenkriegszeit, negli esponenti più avvertiti del rivivificato marxismo della Terza Internazionale e del comunismo europeo. Non ci sarebbe molto da aggiungere, in merito al tema, alle interessanti notazioni (solo per citare alcuni nomi) di Gallino, Pizzorno, Ripepe, Sartori, Sola in Italia, e di Conze, Eldersveld, Duverger, Linz, Lipset, fuori d'Italia.1 Sarebbe antieconomico ripercorrere l'affollato susseguirsi di interventi, brevissimi alcuni, più approfonditi altri, di illustri sociologi, scienziati politici, storici, filosofi, che si sono avvicendati nella discussione da più punti di vista. Sul punto si può concludere che – grazie a questa messe di studi - la teoria michelsiana della degenerazione oligarchica della forma partito e del regime democratico, relativamente alla formulazione datane nel primo ventennio del Novecento, sia diventato un classico. Mi sembra di maggior interesse domandarsi (e indagare) che ne è stato di essa nella seconda metà degli anni venti e negli anni trenta, per verificare se lo sviluppo delle ultime riflessioni di Michels sull'oligarchia carismatica, in quanto caratterizzata appunto dal carisma del “capo” totalitario del regime, abbia aggiunto qualcosa di essenzialmente nuovo e significativo a questa dottrina politica.

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Periodico mensile on-line "POLIS Working Papers" - Iscrizione n.591 del 12/05/2006 - Tribunale di Alessandria
ISSN: 2038-7296


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